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ESCLUSIVA AF.it - Antonio D'Autilia (RSI): "Svizzera in un buon momento. Islanda una realtà consolidata. Mi intriga Gylfi Þór. Pessimismo? Non proprio. La forza della Svizzera è il centrocampo. Xhaka e Shaqiri? Se n’è parlato forse troppo"

di Mattia Giodice
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L'Islanda a San Gallo
L'Islanda a San Gallo

Domani sera, alle 20:45 ora italiana, la nazionale maschile islandese guidata dal commissario tecnico Erik Anders Hamrén, dopo il pari in amichevole contro la Francia a Guingamp, sarà di scena al Laugardalsvöllur di Reykjavík, dove affronterà la Svizzera per la terza giornata nel Gruppo 2 della "Serie A" di UEFA Nations League.

Gli elvetici hanno inflitto una pesante sconfitta ai "Strákarnir Okkar" nel match di andata disputato lo scorso mese a San Gallo e, complice il KO rimediato contro il Belgio e la conseguente vittoria di quest'ultimi proprio ai danni della Svizzera due giorni fa, salvo ribaltoni, sarà un incontro dove l'Islanda dovrà cercare la vittoria per mantenere la categoria.

La nostra redazione, che aveva avuto il piacere di collaborare e scambiare qualche parola con Antonio D'Autilia, giornalista sportivo della RSI, in occasione degli Europei femminili in Olanda dell'estate 2017, quando Svizzera e Islanda si incontrarono nella fase a gironi della manifestazione, ha contattato il collega ticinese per fare il punto della situazione sulle selezioni maschili rossocrociate e islandesi, oltre che sulla gara di domani e altri vari aspetti.

La vostra nazionale è in piena lotta per un posto ai PlayOff della UEFA Nations League, nonostante arrivi a Reykjavík dopo la sconfitta di Bruxelles. Com'è la situazione attuale all'interno della rosa di Vladimir Petković?

"Attualmente la Svizzera sta vivendo un buon momento dal punto di vista della fiducia in se stessi. Nonostante la sconfitta, i rossocrociati se la sono giocata fino all’ultimo contro la squadra che si trova al primo posto del Ranking FIFA e quindi le prospettive per l’immediato futuro sono buone. Inoltre, ha ritrovato il gol Mario Gavranović. Il giocatore ticinese non segnava in gare ufficiali dal 2012, proprio contro l’Islanda, questo dimostra che oltre ai titolari Petković può contare su alternative interessanti".

È passato poco più di un mese dalla pesante sconfitta dell'Islanda a San Gallo. In quell'occasione, la Svizzera ha disputato una grande partita e ha annullato ogni azione offensiva da parte degli islandesi. Che Svizzera vedremo al Laugardalsvöllur rispetto a quel sabato pomeriggio?

"Vedremo una Svizzera cosciente che dal quel sabato pomeriggio le cose sono cambiate. L’Islanda è inciampata in modo clamoroso a San Gallo, ma la bella prestazione contro la Francia ha messo subito in guardia giocatori e staff. Petković e i suoi hanno molto rispetto degli scandinavi e quindi l’ultima vittoria per 6 a 0 è stata già dimenticata".

Prima del match, i tuoi colleghi nel pre - partita avevano lodato e condiviso la scelta di far esordire Kevin Mbabu dal primo minuto, talento dello Young Boys, che si è rivelata azzeccata, considerando che per noi fu il migliore in campo. Va a sostituire un giocatore come Stephan Lichtsteiner, ma lunedì non ci sarà per infortunio. Per quanto tempo ancora sarà ai box e chi prenderà il suo posto in corsia?

"Mbabu dovrebbe rientrare fra due settimane. La sua però è un’assenza relativamente importante. È vero, contro l’Islanda ha giocato una grande partita, ma sulla destra, oltre a Lichtsteiner, la Svizzera può contare su Michael Lang. Lang è un giocatore di buona esperienza, ha giocato in Champions League più volte con la maglia del Basilea e da quest’anno gioca in Bundesliga con il Borussia Mönchengladbach. In poche parole, è una garanzia".

Il mese di settembre è stato abbastanza difficile per l'Islanda. Il commissario tecnico Erik Anders Hamrén ha iniziato la sua avventura con nove goal presi in due partite, seppur disputando una buona prova contro il Belgio. I critici hanno iniziato a parlare di ciclo finito e generazione d'oro arrivata al suo limite massimo, ma giovedì scorso si è rivista l'Islanda del 2016 con i più esperti a trascinare una squadra piena di defezioni al cospetto dei campioni del mondo. Ti aspetti una gara simile all'andata o pensi che la reazione d'orgoglio prenderà il sopravvento? Più in generale, pensi che la vera Islanda sia quella di San Gallo o quella di Nizza che superava l'Inghilterra?

"Io non mi aspetto nè l’Islanda di San Gallo né quella di Nizza. Perché quella di San Gallo è stata troppo brutta per essere vera e quella di Nizza viveva dell’effetto sorpresa. Oggi, l’Islanda è una realtà consolidata a livello europeo e quindi deve essere affrontata come tale, infatti non a caso gioca nella Serie A di UEFA Nations League".

L'ultima vittoria dell'Islanda in gare ufficiali è stata proprio contro il Kosovo, nella magica serata che ha sancito il primo posto nel girone di qualificazione ai Mondiali e conseguente accesso alla massima rassegna intercontinentale in Russia. Da quel momento in poi, sono stati pochi i sorrisi. Vedendola dall'esterno, che opinione hai dell'Islanda? Quali sono i giocatori che temi di più?

"Noi conosciamo molto bene gli “svizzeri” Pálsson (Guðlaugur Victor, ndr) e Sigurjónsson (Rúnar Már Sigurlaugarson, ndr), come Bjarnason (Birkir, ndr) che con il Basilea ha giocato anche e con successo in UEFA Champions League. Ma il giocatore che più mi intriga è capitan Sigurðsson (Gylfi Þór, ndr), perché può sempre inventarti la giocata decisiva".

In Svizzera, per l'appunto, conoscete molto bene i centrocampisti Rúnar Már Sigurlaugarson Sigurjónsson e Guðlaugur Victor Pálsson, che militano al Grasshoppers e allo Zurigo, così come Birkir Bjarnason, che è stato un pilastro del Basilea. In particolare, il primo potrebbe essere ancora della partita, mentre il secondo ha accusato un problema contro la Francia che potrebbe costringerlo al forfait. Come giudichi le loro prestazioni nel vostro campionato?

"Sì, come detto, conosciamo molto bene i giocatori da te citati, e non possiamo che esprimerci in maniera positiva. Bjarnason (Birkir, ndr) da noi ha fatto più volte la differenza e spero che con l’Aston Villa riesca a rientrare nella lotta per la promozione, sarebbe importante per lui giocare in un campionato di grandissimo livello come la Premier League. Per quando riguarda Pálsson (Guðlaugur Victor, ndr) e Sigurjónsson (Rúnar Már Sigurlaugarson, ndr), stiamo parlando di due giocatori che nei loro club indossano la fascia da capitano e questo già dice molto su quanto siano considerati e apprezzati".

Negli ultimi mesi, spesso e volentieri, abbiamo notato del pessimismo da parte degli svizzeri verso la propria nazionale, in particolare dopo i Mondiali. Quali sono gli eventi che hanno portato questo malumore? Le critiche sono da considerarsi eccessive?

"Non si può definire pessimismo, è un po’ la nostra indole. A volte ci consideriamo dei “pessimi perdenti”. Ti faccio un esempio. Dopo la vittoria per 6 a 0 contro l’Islanda, molti tra tifosi e critici, hanno cercato in tutti modi di minimizzare la portata del successo, descrivendo la squadra di Hamrén (Erik Handers, ndr) come una nazionale di pochissima tradizione, dimenticando però quando fatto dagli scandinavi in questi anni. Dopo le sconfitte, invece, solitamente di attenuanti se ne danno poche ai rossocrociati. Questo dimostra che in Svizzera c’è voglia di raggiungere grandi traguardi e questo è positivo, ma rimaniamo ancora un popolo che fa fatica ad esaltarsi, però che dire? D’altronde, siamo fatti così".

A tal proposito, pensi che partire con un 6-0 casalingo possa aver riportato entusiasmo negli occhi della gente o c'è ancora qualcosa da fare per cambiare nuovamente l'opinione pubblica?

"Il 6 a 0 è servito soprattutto per superare le polemiche legate al cambio generazionale che sta vivendo la nazionale. Non tutto a livello di comunicazione è funzionato per il meglio, alcune scelte ed uscite da parte della federazione sono state molto criticate. La vittoria roboante contro l’Islanda, arrivata anche grazie alle belle prestazioni dei “nuovi”, è servita a riportare serenità a tutto l’ambiente dopo un periodo non facile dovuto a questioni esterne al campo".

Parlavamo prima di Kevin Mbabu ma, naturalmente, la Svizzera può fare affidamento su un buon numero di giocatori di un certo livello come Yann Sommer, Fabian Lukas Schär, Granit Xhaka, Xherdan Shaqiri e Haris Seferović, solo per citarne alcuni. Quali sono i punti di forza della nazionale elvetica, individualmente e come collettivo?

"Sommer non dovrebbe essere della partita domani, ma in porta ci sarà Mvogo, altro portiere di buon talento che gioca a Lipsia. La forza della Svizzera sta nel centrocampo dove la tecnica di Xhaka, la forza fisica di Zakaria e il dinamismo di Zuber sono le caratteristiche che spiccano. La difesa è solida anche se sono da verificare le condizioni di Akanji, assente contro il Belgio e attualmente il migliore difensore centrale in assoluto. L’attacco è sempre al centro delle critiche, ma Gavranović venerdì ha segnato entrando dalla panchina e Seferović ha iniziato bene la stagione con il Benfica. In più, c’è Shaqiri, il giocatore di grande inventiva della squadra di Petković". 

Proprio Granit Xhaka e Xherdan Shaqiri sono stati protagonisti di un'esultanza particolare in occasione della sfida contro la Serbia ai Mondiali, dove molto probabilmente volevano mimare un'aquila risalente alle loro origini albanesi - kosovare. Come noto, la FIFA decise semplicemente di multarli. Cosa è successo precisamente quel giorno a Kaliningrad?

"Si è parlato tanto e forse anche troppo di quella esultanza. È difficile spiegare cosa sia successo a Kaliningrad, si sa che questo tipo di partite sono delicate per molti aspetti e avventurarsi in analisi socio-politiche non è per fortuna compito di noi cronisti, che preferiamo raccontare le emozioni positive che il calcio riesce a trasmettere. Xhaka e Shaqiri sono un patrimonio del calcio svizzero, il primo ha anche ereditato la fascia di capitano. Sono giocatori che meritano la carriera che stanno facendo".

Invece, come viene visto in Svizzera il fatto che Granit giochi per i rossocrociati e suo fratello, Taulant Ragip, per l'Albania?

"È percepito in maniera meno “strana” di quello che si possa pensare. La Svizzera è un paese dove l’immigrazione è un fenomeno importante e normale. Molti ragazzi cresciuti calcisticamente da noi hanno deciso alla fine di abbracciare la causa della loro nazionale di origine, se così si può dire. Anche dopo aver vestito le maglie di tutte le selezioni giovanili rossocrociate. Molti lo hanno fatto perché reputavano di non avere molte possibilità con la nazionale maggiore, altri invece hanno seguito semplicemente le loro convinzioni, ma sono sempre decisioni prese in completa libertà. Il caso dei fratelli Xhaka è stata una delle curiosità degli ultimi Europei, dove Svizzera e Albania sono state sorteggiate nello stesso gruppo, e c’è da dire che, giornalisticamente, è stata una bella storia da raccontare".

In UEFA Nations League, come detto, vi trovate ad affrontare l'Islanda, mentre nelle qualificazioni ai Mondiali avete affrontato le Fær Øer di Lars Christian Olsen, peraltro ex Basilea. Che impressione ti hanno fatto i feroesi in quel doppio confronto?

"Un’ottima impressione. Spero di non sbagliarmi, ma in quelle qualificazioni le Fær Øer hanno battuto il loro record di punti. La compagine di Olsen (Lars Christian, ndr) è l’esempio di come oggi non esistano più squadre "materasso". Con la disciplina tattica e l’abnegazione si può mettere in difficoltà chiunque. Però permettimi di dire che questo allo stesso tempo ha dei lati positivi e negativi. Di positivo c’è che il calcio è diventato uno sport veramente globale, ormai quasi dappertutto si possono incontrare giocatori e allenatori che conoscono bene la loro materia. Ma è anche vero che il gioco è evoluto soprattutto dal punto di vista fisico, di numeri 10 dai piedi buoni ce n’è forse uno o due per squadra. Una volta ce n’erano quattro o cinque nelle grandi nazionali. Ed allora anche le corazzate, con la giusta attenzione, possono essere fermate, perché sono meno imprevedibili".

Svizzera e Islanda si affrontarono anche in Olanda, dove erano inserite nel medesimo girone degli Europei femminili nell'estate 2017. Anche in quel caso furono le elvetiche ad avere la meglio. Il prossimo anno si terranno i Mondiali e, ancora una volta, l'Islanda ha mancato l'accesso, mentre la Svizzera disputerà la finale dei PlayOff contro le campionesse d'Europa dell'Olanda. Pensi che la Svizzera abbia le carte in regola per centrare l'accesso alla fase finale?

"Sai che tocchi un argomento a me molto vicino, visto che sono il cronista delle partite della nostra nazionale femminile per la mia emittente. E quindi posso dirti in maniera nuda e cruda che sarà molto difficile. L’Olanda è una grande squadra, le “Oranje” sono campionesse europee in carica, molto dipenderà dalla giornata delle nostre giocatrici di maggior talento, Ramona Bachmann, Lara Dickenmann e Ana-Maria Crnogorčević, dovranno giocare tutte e tre al massimo e trascinare le proprie compagne".

Chiudiamo chiedendoti quali sono i tuoi sogni per il futuro, professionalmente parlando, ma anche riguardo il movimento calcistico svizzero?

"I miei sogni sono di vedere la Svizzera superare finalmente lo scoglio degli Ottavi di Finale in un grande torneo. Avere una nazionale Under 21 che si qualifichi regolarmente per gli Europei di categoria e vedere sempre più appassionati attorno ai campi del massimo campionato di calcio femminile".


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